La pedagogia, in particolare negli anni Settanta, è stata per lungo tempo al centro di un acceso dibattito (Frabboni e Pinto Minerva, 2008), poiché cercava il suo affermarsi come scienza autonoma alla pari di tutti gli altri ambiti di sapere che si occupano, da diversi punti di vista, dell’uomo e del suo essere-nel-mondo. Come afferma Bertolini (2005), la pedagogia e le altre scienze dell’uomo, hanno sempre avuto la tendenza ad isolarsi, senza confrontarsi tra loro, rimanendo prigionieri dei loro punti di vista. Sarebbe, invece, necessario cogliere le interconnessioni esistenti tra i diversi fattori che costituiscono la realtà dell’uomo e di conseguenza delle diverse scienze e per farlo sarebbe necessario che ciascuna di queste scienze fosse disponibile a riconoscere e a farsi riconoscere dalle altre (Bertolini, 2005).

La scienza con cui la pedagogia ha uno stretto legame è la psicologia. Durante il percorso che hanno intrapreso verso l’affermarsi come scienze autonome, si sono specificate, come afferma Bertolini (2005), in modo talvolta assai diverso se non addirittura antagonistico, ma la preoccupazione era per entrambe la stessa: quella di aiutare l’uomo a conoscersi meglio e quindi a gestire più adeguatamente la sua stessa esistenza. Il rapporto resta comunque ancora piuttosto complesso sia sul piano teoretico-scientifico, sia su quello metodologico-operativo (Bertolini, 2005).

Rispetto al livello teoretico-scientifico, la questione si pone poiché l’oggetto delle due scienze risulta estremamente comune, nonostante i punti di vista da cui esso viene affrontato siano piuttosto diversi. L’oggetto di indagine è l’uomo (in quanto tale), in tutte le sue dimensioni esistenziali e come soggetto in continua formazione (Bertolini, 2005) e trasformazione. Questo aspetto ci aiuta a comprendere da un lato l’inevitabilità di un loro “incontro ravvicinato” e dall’altro le difficoltà che si possono scorgere proprio durante questi “incontri”.

Rispetto al livello metodologico-operativo, secondo Bertolini (2005), la questione si pone poiché i rappresentanti delle due scienze si ritengono troppo spesso gli autentici esperti del comune oggetto di studio. In questo modo si assiste ad una sovrapposizione delle due competenze, a una frequente riconnessione reciproca e a un tentativo di strumentalizzare l’altra scienza (da entrambe le parti), servendosene per le reciproche caratteristiche (Bertolini, 2005). Alcune volte si riscontrano anche casi di delegittimazione dell’altra scienza, con risultati di reciproca sostituzione: lo psicologo che pretende di fare l’educatore o il pedagogista e il pedagogista che pretende di fare lo psicologo.

Né la pedagogia né la psicologia sono all’origine di un sapere univoco o facilmente unificabile e l’esistenza di diverse branche sia dell’una che dell’altra scienza ne sono la prova inequivocabile (Bertolini, 2005). Ci sono delle analogie che accomunano le due scienze, pure se spesso sfasate sul piano storico. Il primo punto in comune è che entrambe hanno una lunga storia alle spalle che le ha condotte a superare la loro iniziale soggezione rispetto alla filosofia, fino al tentativo di costituirsi come scienze autonome. La pedagogia, però, ha avuto più difficoltà a raggiungere la sua autonomia, infatti, dopo essersi slegata dalla filosofia ha trovato nelle altre scienze umane una nuova dipendenza. Come afferma Bertolini (2005), l’ideale pedagogico e le conseguenti scelte educative non venivano più indicate e accettate dall’ideologia filosofica, ma scaturivano più o meno immediatamente dalle indicazioni fornite volta a volta dalla psicologia, dalla sociologia, dalla psicoanalisi, ecc. Pertanto, per lungo tempo non è stato semplice definire in generale la pedagogia e di conseguenza il suo proprium. Il secondo punto che hanno in comune è che entrambe partono da fatti umani empiricamente dati che sono sempre e comunque suscettibili di continue trasformazioni e di continui avanzamenti, perché costitutivi dell’esistere umano e perciò presenti ed operanti nella quotidianità (Bertolini, 2005). Quando si parla di fatti empiricamente dati non ci si riferisce a oggetti scientifici, ma ai punti di vista dai quali, entrambe le scienze, cercano di mettersi in reazione con le varie realtà. Perciò per costituirsi come scienze autonome si devono chiarire i punti di vista dai quali partono.

Bertolini (2005) le definisce scienze empiriche, pertanto riferisce che il loro proprium non può non fare riferimento alle molteplici realtà del soggetto umano, considerato nella sua singolarità, ma anche nella sua socialità, ovvero a tutte quelle esperienze, attività e modalità di essere che ne caratterizzano l’esistenza quotidiana. Se si pensa alla psicologia in senso comune, ciò che le persone chiedono a questa scienza è di essere aiutate a capire perché si fanno o non si fanno determinate cose, perché si hanno o non si hanno certe esperienze, entrando quindi nel merito di tematiche che si riferiscono alla memoria, ai sentimenti, ai comportamenti non esplicitamente voluti, ecc. Non potendo deludere tali aspettative, la psicologia, si struttura in tantissimi capitoli che si orientano su specifiche funzioni dell’individuo, tra i quali anche l’educazione (Bertolini, 2005). L’ampiezza e la complessità dei fenomeni studiati dalla psicologia fa sì che non possano essere definiti come un vero proprium, perché possono essere facilmente assunti anche da altri punti di vista e quindi di conseguenza essere trasformati in oggetti propri di altre discipline. Come la psicologia, anche la pedagogia è interessata allo studio di questi fenomeni. L’oggetto di studio della pedagogia è l’educazione o, più specificamente, i molteplici fenomeni formativi. Ma tutte le realtà che vengono definite educative possono diventare, e di fatto lo diventano, oggetti del tutto legittimi di altre scienze diverse dalla pedagogia, in primis della psicologia. Bertolini (2005) afferma che l’oggetto scientifico nasce solo quando una cosa o un fenomeno vengono indagati secondo determinati criteri, essendo la cosa e il fenomeno un fascio di possibilità di essere letti e conosciuti. La conoscenza, prosegue Bertolini (2005), non è una proprietà universale, ma è strettamente legata a chi la persegue e perciò agli oggetti di indagine che costui ritiene di potere o dovere scegliere. Si colloca qui il punto di vista delle altre scienze, all’interno di ciascuna di esse e delle loro svariate specializzazioni. L’oggetto di studio della psicologia è la soggettività. Ciò che conta per la psicologia è mettere in evidenza la presenza della soggettività e il senso che le capacità e le competenze hanno per la soggettività stessa nel momento in cui danno luogo ai numerosi fenomeni in cui si trovano coinvolte le medesime soggettività (Bertolini, 2005).

Tra la pedagogia e la psicologia sussistono perciò anche numerose differenze. In primo luogo, ci sono infatti i proprium e i punti di vista, attraverso i quali queste due discipline si costituiscono come scienze. In secondo luogo, c’è la dimensione temporale. Secondo la psicologia la soggettività, che costituisce il suo proprium, è da intendersi come un dato da interpretare per quello che è, nel presente. Invece, secondo la pedagogia i fatti educativi, ossia i fenomeni cui si riferisce, sono proiettati verso il futuro (cambiamento, trasformazione, ecc.…). Ad ogni modo, l’una non si disinteressa del futuro e l’altra del presente ed entrambe, per realizzarsi correttamente, hanno bisogno di un significativo sguardo sul passato (Bertolini, 2005). Seguendo il discorso di Bertolini (2005), il diverso orizzonte temporale che ne caratterizza i rispettivi punti di vista potrebbe essere una delle principali ragioni che spiegano sia il differente peso sociale, sia la resistenza propria dell’opinione generale. In un certo senso, infatti, si è spesso soliti pensare alle scienze come ad un insieme di discorsi utili a comprendere ciò che accade nel “qui e ora” e che una scienza, per potersi definire tale, ha bisogno di poter verificare in un arco di tempo relativamente beve i risultati cui previene (Bertolini, 2005). Se si pensa alla pedagogia e al suo proprium si deduce facilmente la complessità di esaudire questi desideri.